sabato 29 marzo 2014

Che si mangia la coda

Raffiche di vento tiepido. Tutto vola, viene trascinato dalla forza dell'aria, fazzoletti quaderni cannucce pannelli menù del giorno. Chiacchiericcio, mormorio come di ruscello, rintocco di campana. La piazza, il mercato coperto, capelli scarmigliati, tintinnare metallico di cucchiai sulle tazzine da caffé.
I miei vicini di tavolo parlano arabo. La loro musica mi spinge indietro, come il vento, Bruxelles Avenue Stalingraad e i suoi bar pieni di uomini scuri e i loro the alla menta. Al mercato di Midi, la domenica, e il suo caos variopinto, le sue crèpes unte strabordanti di pomodori secchi, olive, formaggio e miele.
Penso a tutto quello che a Bruxelles c'era, ma non nella mia vita. Dico, quello che c'era, ma che non entrava a far parte della mia quotidianità, pur esistendo. Che non vivevo, di cui non approfittavo - e non è un rimpianto, ma un'osservazione.
E' piuttosto un dirsi: ecco, vedi, anche quando le cose ci sono, le abbiamo a portata di mano, sono possibili, non è detto che poi le scegliamo, che le inseriamo nella rosa dei nostri gesti, delle nostre routine. Non è detto che, dopo tutto l'intreccio di coincidenze, circostanze ed abitudini, diventino veramente parte integrante del nostro tempo spicciolo.
Ci affascinano e c'innamorano al primo sguardo, sono loro a spingerci a scegliere un luogo piuttosto che un altro; sono loro che sussurrano teneramente ai nostri orecchi promesse di una vita possibile.
Ma poi non rimangono. C'innamorano e poi, come erose dal passare del tempo, svaniscono poco a poco.
E diventano cornici nostalgiche alla vita reale, quella delle cose ripetute, conosciute, svuotate di poesia e di tenerezza, della coda al sindacato, la spesa al supermercato che è chiaramente più caro del mercato ma è dietro l'angolo, è comodo, è aperto tutti i giorni; la vita del tornare a casa stanchi morti, la sera, e non aver voglia di scoprire nulla, e non averne le forze, della solita birra il solito bar i soliti amici i soliti discorsi a proposito dei soliti problemi.
Cornici nostalgiche di quel primo sguardo innamorato, quel primo mondo luminoso e palpitante di universi nascosti e promettenti da scoprire, o da inventare.

Alla fine gli esseri umani girano sempre in tondo. Io mi preoccupo perché rifaccio sempre le stesse cazzate, è vero, ma alla fine, a pensarci bene.
Quelli che vivono in un posto solo per tutta la vita, girano in tondo anche loro. Sulla solita birra, i soliti bar, i soliti amici i soliti discorsi sui soliti problemi.
E' che io faccio semplicemente un giro geograficamente più largo, forse non bevo la solita birra nel solito bar coi soliti amici. Ma faccio i soliti discorsi sui soliti, maledetti, problemi del cazzo.

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