lunedì 5 dicembre 2016

Ciao Marta

Ciao Marta, come va?
Spero che il tuo viaggio stia andando bene.
Ti scrivo perché proprio oggi anche io sono in viaggio, e chissà, non so dove ti trovi adesso, ma se per caso dovessi passare dalle parti dell'oceano Atlantico o giù di lì, fammi un fischio, che magari ci becchiamo e ci beviamo un bel gin tonic tra le nuvole - così, per far le fighe - gentilmente offerto dalla Iberia Airlines. Non credo faranno storie per un gin tonic in più.
Oppure una bella birra belga, che ne dici? Di quelle toste, che alla seconda già il mondo pare un turbinio di gioia e bollicine e ammore, che anche il freddo e umido Belgio pare meno freddo e meno umido, ti ricordi?
Mi sa che avrò bisogno di berne più di un paio, oggi, prima che il mondo paia un turbinio di gioia.
Ma in fondo Marta mi pare quasi di sentirti, e di vederti, anche; scacciare con le tue grandi mani a paletta tutta questa tristezza con un gesto scherzosamente infastidito, e dire, con tono burbero e affettuoso 'ma che è sta lagna, oh! non è mica morto il papa!'
No, è vero, hai ragione. Ma mannaggia a te Marta, non riesco a smettere di riempire sti fazzoletti, tovagliolini, sta cartigenica di plastica dell'aeroporto di copiosissimo, inarrestabile moccico.
Pare quasi ridicolo, surreale che manco una settimana fa ti ho scritto per dirti che tornavo, che tornavo in Italia e per di più a Roma, e che finalmente ci saremmo potute vedere, spalleggiare, avremmo potuto sparare stronzate a raffica sulle cose serie della vita.
E volevo che tu lo sapessi, senza dirti che sotto sotto uno tra i motivi che mi hanno fatto propendere al ritorno eri proprio tu.
Perché sono stufa di non esserci mai quando coloro che amo vivono momenti di fragilità, anche quando, nella loro lotta di tigresse, non lo raccontano, con quel misto di forza, dignità, e riserbo che le creature possenti sanno avere nei momenti difficili.
E ti avevo pure rilanciato la storia del casolare animativo, hai visto? Adesso non si può più rimandare. Dobbiamo farlo succedere.
Eh sì, perché ora che sei in viaggio, ci si dovrà pure inventare qualcosa per riempire quel vuoto di tigressa che hai lasciato.
Che tutte queste cose che avete  iniziato, con determinazione, energia, coraggio, e forse quasi rabbia, o paura, non so definirla, come se in misteriosamente in qualche parte di te lo avessi presagito che non c'era così tanto tempo da permettersi di perdere tempo; tutte queste cose ci avete insegnato che sì, si possono fare.
E che ne abbiamo bisogno. Devono poter continuare ad esistere.
Che questa lotta per immettere nel mondo più bellezza, più gioia, più intelligenza, più humor, più senso critico non può rimanere così, con le mani in mano, ad aspettare in eterno il tuo ritorno.
Ci prenderemo cura di lei. Hai capito?
Sono seria. Ci vediamo, Faffona.
Esplora bene da quelle parti, che poi quando arriviamo ci porti a fare un giro.